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Recupero Dati da Mac Apple

di Gabriele Potenziani

Punti di forza dei dispositivi Apple/Macintosh sono sicuramente un design ricercato, la possibilità di utilizzare appositi software disponibili esclusivamente su OS X, la semplicità di utilizzo, la sicurezza, l’affidabilità.

Anche i dispostitivi Apple però non sono, purtroppo, indistruttibili. Come avviene per la maggior parte dei produttori nel settore, anche Apple installa sui propri dispositivi Hard Disk fabbricati da terzi. In particolare, generalmente, Mac assembla le proprie macchine con Hard Disk Hitachi, Seagate o Fujitsu.

Così anche MacBook Pro, MacBook Air, iMac, Mac mini, Mac Pro, sono soggetti ai tipici guasti che possono affliggere qualunque hard disk. Dunque, la particolarità nella gestione dei guasti occorsi a dispositivi Apple, non è particolarmente influenzata dal tipo di Hard Disk, non diverso, appunto, da quello presente su qualunque altra analoga macchina, ma ciò di cui bisogna tener conto è il sistema operativo ed il particolare file system.

Principale differenza tra i sistemi Windows ed i sistemi Mac / Apple è nel file system utilizzato. Windows utilizza FAT (File Allocation Table) e NTFS (New Technology File System), mentre Mac HFS (Hierarchical File System) e HFS+ (Hierarchical File System Plus). Proprio il tipo di file system utilizzato è ciò di cui occorre tener conto nel recupero dati da hard disk che presentino danni di natura logica.

Dunque, la principale differenza tra la gestione di un recupero dati da dispositivi Mac/Apple ed un recupero su sistemi Windows è nella indispensabile conoscenza della gestione ed organizzazione dei file. Poiché invece la memorizzazione dei dati avviene di fatto nello stesso modo, le procedure riservate alla risoluzione di perdita dati derivante da problematiche fisiche sono analoghe nei diversi dispositivi interessati.

Altre considerazioni meritano i dispositivi dotati di memoria flash, argomento che ci promettiamo di trattare esaustivamente in altro articolo appositamente dedicato.

Le operazioni di recupero dati da dispositivi Mac/Apple, analogamente a quanto descritto per altri sistemi, sono molto complesse e richiedono una notevole esperienza specialistica. DM datatrecovery è in grado di recuperare dati da qualunque dispostitivo prodotto dalla casa di Cupertino.

Le recenti versioni di Apple Mac OS sono corredate di efficacissimi strumenti di sicurezza integrati che proteggono il sistema da virus e malware, è inoltre possibile reperire altre valide utility che permettono di eseguire importanti funzioni, come ad esempio il backup. DM datarecovery raccomanda di mantenere sempre aggiornato il proprio dispositivo Mac /Apple e di eseguire periodicamente il backup dei dati.

Per consigli, suggerimenti, indicazioni su come inviarci il tuo supporto danneggiato, puoi utilizzare la nostra live chat (ove troverai un ingegnere pronto a risponderti 24 h al giorno), oppure puoi compilare il form dei contatti presente sul nostro sito web, o, se preferisci, puoi contattarmi all’indirizzo info@dmdatarecovery.it

La camera bianca

di Nicoletta De Valeri

La tipologia di guasto, determinante per l’intero processo di recupero, assume rilevanza prioritaria e fondamentale nella scelta tecnica delle strumentazioni necessarie per la risoluzione dell’inaccessibilità ai dati. Così, ad esempio, nel caso in cui la perdita dati sia riconducibile ad un danno fisico è, prima di tutto, necessario disporre di un ambiente adeguato per eseguire le delicate fasi della lavorazione su un hard disk aperto. La camera bianca, in inglese cleanroom, diviene, in tal caso, indispensabile. Si tratta di un ambiente artificiale deputato al controllo della qualità dell’aria. All’interno di questa struttura, attraverso complessi sistemi di ventilazione noti come blowers o FFU (FAN FILTER UNITS), viene ridotto drasticamente il numero di microparticelle di polvere in sospensione aerea.

La classificazione in diverse categorie di camera bianca è basata proprio sul conteggio delle microparticelle presenti nell’aria; in particolare, mediante un apposito contatore, viene misurata la quantità di micropolveri di dimensioni pari a 0.5 µm in un volume definito d’aria (un piede cubo secondo le normative americane; un metro cubo per la UNI). Secondo tale criterio, ad un minor quantitativo di particelle di polvere conteggiate corrisponde una più bassa classe di appartenenza della camera bianca (ISO-5, ISO-6, ecc.).

Il controllo dell’aria avviene, all’interno della camera bianca, grazie ad un sofisticato sistema di ventilazione forzata. Ventole immettono nella camera bianca un flusso laminare di aria filtrata attraverso filtri HEPA della classe di interesse (ISO-5, ISO-6, ecc.). Tale flusso laminare impedisce alle particelle di muoversi liberamente all’interno dell’ambiente.

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La camera bianca di classe 100, concepita in modo da garantire un ambiente contenente non più di 100 particelle da 0.5 µm per metro cubo d’aria, è la struttura comunemente utilizzata nel recupero dati professionale.

Considerando che la particella di fumo di una sigaretta ha un diametro maggiore della distanza che c’è fra la testina di lettura/scrittura e la superficie magnetica del piatto, distanza dell’ordine di 12 nanometri (3-5 nanometri per gli hard disk più recenti), diviene subito evidente come sia indispensabile, quando richiesto dalla tipologia di danno riscontrato, aprire un hard disk in un ambiente ad atmosfera controllata per recuperare i dati in esso contenuti. Poiché l’aria è satura di particelle, aprire il supporto in un ambiente non controllato, dunque, comprometterebbe irreversibilmente la possibilità di recuperare i dati contenuti nel disco. L’inevitabile interposizione delle micropolveri dell’aria tra la testina e la superficie del disco provoca, infatti, la rigatura dello strato più esterno, quello ferro-magnetico, sul quale vengono memorizzati i bit di dati, provocandone così la perdita irreversibile. Ecco perché, nei casi di danneggiamento fisico del supporto, per intervenire in sicurezza sugli hard disk danneggiati, è indispensabile disporre di una camera bianca.

Per consigli, suggerimenti, indicazioni su come inviarci il tuo supporto danneggiato, puoi utilizzare la nostra live chat (ove troverai un ingegnere pronto a risponderti 24 h al giorno), oppure puoi compilare il form dei contatti presente sul nostro sito web, o, se preferisci, puoi contattarmi all’indirizzo info@dmdatarecovery.it

Recupero Dati: la Diagnosi

di Nicoletta De Valeri

Uno degli aspetti di maggior rilevanza e fondamentale per la riuscita del processo di recupero dati è la fase di diagnosi. Soltanto un corretto esame preliminare dell’Hard Disk (o qualunque altro supporto di memoria), infatti, permette di valutare con esattezza le reali possibilità di recupero dati. Nondimeno, è importante sottolineare che un intervento sbagliato potrebbe aggravare e compromettere l’intera operazione di recupero ed il salvataggio dei dati persi.

Il recupero dati è una pratica complessa e, nella maggior parte dei casi, non ripetibile. Al fine di conservare immutate le possibilità di recuperare i dati persi è importante evitare operazioni preliminari inopportune, come ad esempio aprire (o far aprire a chiunque non possieda le competenze adeguate e le strumentazioni necessarie) l’hard disk danneggiato.

Solamente personale altamente qualificato che disponga di strumenti e software all’avanguardia ed operi in una struttura fornita di un ambiente artificiale dotato di un sistema di filtraggio dell’aria atto ad assicurare la totale assenza di polveri (camera bianca), potrà garantire le più elevate probabilità di successo nel processo di recupero dati.

E’ dunque, innanzitutto, necessario determinare la causa dell’inaccessibilità ai dati conservati nel supporto di memoria e, quindi, definire la più adeguata strategia per recuperare i dati persi.

La rilevanza del processo diagnostico è insita nel termine stesso che, non a caso, è preso in prestito dall’ambito medico. Analogamente, infatti, a quanto accade in medicina ove una diagnosi non corretta può compromettere le condizioni del paziente, talvolta in maniera irreversibile, così nel recupero dati professionale operazioni preliminari (diagnosi) errate possono compromettere irrimediabilmente le possibilità di recupero.

L’inaccessibilità ai dati può derivare da molteplici cause: formattazioni involontarie, virus, sbalzi di tensione, guasti meccanici, urti, incendi, contatto con sostanze liquide, ecc.

Vista una tale varietà di cause possibili e la molteplicità di manifestazioni ad esse correlate, è facile comprendere come il processo di diagnosi, oltre ad essere il più importante, sia anche tra i più complessi nell’intero processo di recupero dati. Proprio come accade in medicina, infatti, l’insorgere di un problema è spesso correlato, direttamente o indirettamente, ad una vasta gamma di sintomatologie, spesso molto simili tra loro, ma aventi cause diverse. Così come avviene nella pratica della diagnosi differenziale medica, allo stesso modo, nell’ambito del recupero dati professionale, la capacità di individuare tra tanti sintomi quello indicativo della causa primaria del guasto si deve alla competenza ed all’esperienza dell’ingegnere cui viene affidato il supporto danneggiato.

Una diagnosi corretta condurrà, dunque, all’individuazione della causa del danno che ha portato all’inaccessibilità dei dati contenuti nel supporto di memoria.

Quando necessario l’hard disk viene aperto all’interno della camera bianca al fine di risolvere eventuali problemi elettromeccanici che impediscano l’accesso ai dati. Durante la diagnosi, dunque, potrebbe essere necessario sostituire alcune componenti del supporto al fine di ripristinare parzialmente le funzionalità del dispositivo, così da ottenere una stima oggettivamente attendibile dei dati realmente recuperabili. In questa fase della procedura, seppur ripristinate le funzionalità necessarie al completamento delle operazioni di diagnosi, il dispositivo rimane comunque non affidabile e deve, pertanto, essere considerato ancora danneggiato e non può essere riutilizzato.

Ultimata la fase di diagnosi, i nostri ingegneri compileranno una relazione tecnica circa la tipologia del guasto riscontrato, contenente una valutazione oggettiva e realistica delle probabilità di concludere con successo le operazioni di recupero dati, nonché una stima puntuale dei costi e dei tempi utili al completamento delle operazioni di recupero.

La procedura nel laboratorio DM datarecovery

All’accettazione in sede ogni dispositivo viene contrassegnato con un codice identificativo ed entra, dunque, nella coda di lavorazione seguendo l’ordine di arrivo. Secondo necessità è possibile, tuttavia, ottenere priorità richiendo una lavorazione in emergenza.

Il completamento delle operazioni di recupero sarà subordinato alla visione della relazione tecnica ed all’accettazione del preventivo di spesa. In caso di mancata accettazione, il supporto verrà riconsegnato gratuitamente.

DM datarecovery ha sviluppato protocolli di recupero dati adatti alla grande, media, piccola azienda, al professionista ed al privato. Grazie al servizio di ritiro del supporto con corriere, che DM mette a disposizione dei propri clienti, è possibile ridurre a 24 ore i tempi per la diagnosi preliminare eseguita gratuitamente e non impegnativa.

Inoltre, usufruendo dell’opzione standard, che prevede tempi di lavorazione più lunghi e flessibili, è possibile beneficiare della professionalità degli ingegneri DM a costi ridotti, pur mantenendo l’elevato livello di qualità che rende DM datarecovery azienda leader nel settore garantita dal 96% di successi.

L’intero processo di lavorazione avviene all’interno del nostro laboratorio. I dati dei nostri clienti (sia anagrafici sia i dati contenuti nei supporti oggetto del recupero) sono tutelati secondo la normativa vigente art.13 G.Lgs.196/2003. Inoltre, i dati recuperati e restituiti al cliente, vengono rimossi definitavamente dai nostri archivi entro 15 giorni dalla consegna.

Per ulteriori approfondimenti, consulta la pagina dedicata alla procedura di recupero dati.

Per consigli, suggerimenti, indicazioni su come inviarci il tuo supporto danneggiato, puoi utilizzare la nostra live chat (ove troverai un ingegnere pronto a risponderti 24 h al giorno), oppure puoi compilare il form dei contatti presente sul nostro sito web, o, se preferisci, puoi contattarmi all’indirizzo info@dmdatarecovery.it

Recupero Dati: La Procedura

di Nicoletta De Valeri

Generalmente, la perdita dei dati contenuti in un hard disk è riconducibile a due tipologie di danno: logico o fisico; più raramente entrambi si presentano contemporaneamente.

La tipologia del guasto è determinante per l’intero processo di recupero dati. Cosi ad esempio, se ci si trova in presenza di un danno di natura logica, con l’impiego di specifici software è possibile analizzare a fondo la struttura e i componenti del file system ed intervenire direttamente su di essi per ripristinare l’accesso ai file perduti. Sebbene il problema logico non preveda interventi diretti sulle componenti interne del disco, sono richieste conoscenze specifiche nell’ambito di tutti i file system, commerciali e non e la capacità di padroneggiare editor esadecimali per l’analisi approfondita dei dati a livello di byte.

E’ importante esser consapevoli che, in alcuni casi, il recupero dati può richiedere una notevole quantità di tempo; ciò è particolarmente rilevante quando si sia in presenza di guasti fisici.

Quando la perdita dei dati sia riconducibile ad un danno fisico è, prima di tutto, necessario disporre di un ambiente adeguato per eseguire le delicate fasi della lavorazione su un hard disk aperto. Una camera bianca di classe 100 è un ambiente artificiale ideato per mantenere un’eccezionale purezza dell’aria, fondamentale per proteggere i delicati componenti interni degli hard disk.

Per la risoluzione di un danno fisico, inoltre, occorre disporre di parti meccaniche nuove e perfettamente compatibili con quelle presenti sull’hard disk non funzionante, onde poter effettuare corretti trapianti che rendano il disco nuovamente operativo.

La sintetica e rapida descrizione qui sopra è una breve guida alla scelta dei professionisti giusti cui affidare il recupero dei propri dati. Aziende che usufruiscano anche di tecnologie proprietarie, ad esempio, offrono una maggior garanzia di successo laddove i software più comuni falliscano. In caso di danno fisico, invece, diviene indispensabile l’utilizzo di una camera bianca; mentre, disporre di un fornito magazzino di parti di ricambio concorre, in molti casi, alla riduzione delle tempistiche di lavorazione.

Ora sai che, in caso di perdita dati, DM datarecovery è l’azienda che fa per te.

Il Protocollo di Recupero Dati di DM datarecovery

Contattaci. E’ questo il primo passo da fare per recuperare i dati da qualunque supporto di memoria danneggiato.

I nostri operatori ti forniranno tutte le indicazioni necessarie per consentirti di inviare al nostro laboratorio il tuo hard disk. La spedizione del disco è gratuita; il corriere che provvederà al ritiro sarà inviato da DM datarecovery secondo le tue indicazioni.

Dal momento del ricevimento del supporto, ogni fase del processo di lavorazione avviene all’interno della nostra sede operativa, ove vengono osservati i più rigidi protocolli nelle procedure di laboratorio e rispettati i più elevati criteri in materia di riservatezza.

Dopo aver ricevuto il supporto danneggiato, questo viene affidato ai nostri specialisti del recupero dati che ne effettueranno un’analisi approfondita al fine di poter formulare una corretta e completa diagnosi del disco e, dunque, un apposito piano di recupero, ai quali sarà direttamente correlato il preventivo di spesa. E’ importante ricordare, infatti, che la tipologia di danno causa della perdita di dati è determinante per l’intero processo di recupero, da essa, dunque, dipendono anche i costi ed i tempi di lavorazione.

Il preventivo di spesa formulato dagli ingegneri al momento della diagnosi del disco, non è vincolante. Solamente dopo che il cliente avrà visionato il rapporto sullo stato dell’hard disk ed accettato il preventivo relativo ai costi di lavorazione, si procederà con il recupero dati.

Una volta ultimato il processo di recupero dati, questi saranno restituiti al cliente su un nuovo supporto di dimensioni adeguate, che verrà spedito tramite corriere a spese di DM datarecovery.

Gli specialisti del recupero dati che operano nel laboratorio DM datarecovery sono in grado di recuperare il 100% dei dati persi nel 96% dei casi. Nel caso in cui non fosse, tuttavia, possibile effettuare il recupero dati, DM datarecovery applica la formula “nessun dato – nessun costo”.

In caso di perdita di dati, ti ricordiamo di seguire i nostri suggerimenti per evitare azioni errate che potrebbero compromettere le possibilità di recupero.

Per un approfondimento sulle operazioni di recupero dati, leggi l’articolo Le fasi del recupero dati.

Per consigli, suggerimenti, indicazioni su come inviarci il tuo supporto danneggiato, puoi utilizzare la nostra live chat (ove troverai un ingegnere pronto a risponderti 24 h al giorno), oppure puoi compilare il form dei contatti presente sul nostro sito web, o, se preferisci, puoi contattarmi all’indirizzo info@dmdatarecovery.it

Recuperare File Cancellati

di Nicoletta De Valeri

La tecnologia è oggi costante compagna di ognuno, così ad essa affidiamo continuamente importanti documenti di lavoro e cari ricordi personali; ma, ahimè, proprio a causa del frenetico uso dei supporti tecnologici dettato dalla quotidianità, non di rado può capitare di cancellare per sbaglio dei dati dal proprio computer, da una chiavetta usb, da un hard disk esterno, o da uno smartphone. Terrificante, allora, il pensiero di aver perso proprio quell’indispensabile documento, di dover riscrivere tutti quei capitoli della tesi, di aver perduto le foto del battesimo del proprio figlio, oppure il video del matrimonio. Ciò che va tenuto a mente in questi casi è che, seguendo alcuni semplici suggerimenti, è generalmente possibile recuperare dati cancellati per errore.

La prima norma da seguire è, allora, evitare di salvare nuovi file prima di aver recuperato i dati cancellati. E’ importante sapere, infatti, che il sistema operativo riutilizza gli spazi resi di nuovo disponibili; ciò vuol dire, nel caso specifico,  che uno spazio del disco reso libero dalla cancellazione del dato  prima in esso allocato, sarà presto riutilizzato dal sistema operativo per la memorizzazione dei nuovi file. E’ fondamentale, allora, agire correttamente e rapidamente.

Prima di tutto è consigliabile effettuare una ricerca dei file rimossi nell’hard disk. Molto spesso, infatti, i dati ritenuti cancellati sono stati, invece, erroneamente spostati in una directory diversa da quella originale. Se, ad esempio, i dati perduti erano contenuti nel pc e non si ricorda il nome o la posizione esatta del file, è possibile effettuare la ricerca digitando parte del nome nell’apposita casella di ricerca della raccolta documenti. Inoltre, come si legge nella pagina che Microsoft dedica all’argomento, se non si riesce a trovare un file nel computer o si è accidentalmente modificato o eliminato un file, è possibile ripristinarlo dal backup (nel caso si utilizzi Windows Backup) oppure provare a ripristinarlo da una versione precedente. Le versioni precedenti sono copie di cartelle e file salvate automaticamente da Windows come parte di un punto di ripristino. Le versioni precedenti a volte vengono indicate anche come copie shadow.

Allo stesso modo, è importante non lasciarsi trasportare dal panico ed effettuare un’analisi del Cestino, ove i dati cancellati vengono inizialmente spostati;  finché il Cestino non viene svuotato, dunque, è ancora possibile ripristinarne il contenuto nelle precedenti posizioni e recuperare, così, i dati eliminati per sbaglio.

Va ancora specificato che, anche se le ricerche sopra descritte si rivelassero infruttuose, il sistema operativo non elimina fisicamente i dati, ma si limita ad indicare gli stessi come cancellati, onde consentire la sovrascrittura degli spazi occupati da tali informazioni, che verranno effettivamente eliminate solo dopo la sovrascrittura stessa. Anche quando un file viene eliminato definitivamente, allora,  pur non essendo visibile, continua ad essere presente nell’hard disk ed è, dunque, recuperabile.

A questo punto, si suggerisce di rivolgersi a professionisti del recupero dati i quali, una volta valutata accuratamente la situazione che ha portato alla erronea cancellazione dei file, saranno in grado di procedere al recupero dei dati cancellati.

Per limitare la perdita dati, può essere utile ricordare la buona abitudine di effettuare un backup periodico dei file più importanti.

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Perdita Dati…Che Fare

di Nicoletta De Valeri

Cosa fare se il proprio computer smette improvvisamente di rispondere ai comandi o, semplicemente, il disco rigido si blocca?

Ovviamente, è possibile recarsi presso il più vicino rivenditore di elettronica ed acquistare un Hard Disk sostitutivo, ma cosa ne sarà dei dati presenti sul disco che ha smesso di funzionare?

La prima regola da seguire è: “niente panico”!

Lo stato d’ansia causato dal timore di perdere dati importanti, infatti, induce spesso ad eseguire operazioni errate tali da danneggiare ulteriormente il disco e ridurre così drasticamente le probabilità di recuperare i dati in esso contenuti.

Se avete, dunque, la necessità di recuperare i dati, la prima cosa da evitare è tentare di riavviare il supporto, onde evitare di rendere irreversibile la perdita di dati subita. Occorre tener presente, infatti, che, generalmente, il malfunzionamento è riconducibile a danni logici o fisici recuperabili.

E’ importante ricordare, inoltre, che il recupero dati è una pratica complessa e, nella maggior parte dei casi, non ripetibile; è, allora, indispensabile non aprire (o far aprire a chiunque non possieda le competenze adeguate e le strumentazioni necessarie) il supporto danneggiato. Solo in questo modo, infatti, sarà possibile mantenere elevate le probabilità di recuperare i dati.

A questo punto, può essere utile prendere nota di eventuali segnalazioni di errore e contattare un’azienda di professionisti di recupero dati.

Oggi, in web, è possibile trovare un elenco piuttosto lungo di società di recupero dati; la stragrande maggioranza di queste, però, non è in grado, ad esempio, di recuperare dati la cui perdita sia riconducibile a danni fisici. Si tratta, per lo più, di società che utilizzano soli strumenti software, mancando, invece, della tecnologia necessaria per operare interventi professionali a livello fisico; tali aziende, ad esempio, non dispongono di una camera bianca. Selezionare l’azienda “giusta” cui affidare il recupero dei tuoi dati è, allora, fondamentale; occorre, infatti, non dimenticare la complessità e, spesso, irripetibilità insite nel processo di recupero dati.

DM datarecovery, leader nel settore e scelta, tra gli altri, dal Tribunale di Roma, grazie a protocolli proprietari, tecnologie all’avanguardia ed un reparto interno di ricerca e sviluppo sempre attivo, garantisce ai propri clienti un servizio professionale di elevata qualità, testimoniato da una media di successi pari al 96%.

L’intero processo di recupero dati si svolge all’interno del laboratorio DM, ove i dati vengono trattati nel rispetto dei più rigidi protocolli a tutela della privacy.

Interventi professionali su supporti di ogni marca e modello, tecnologia proprietaria, camera bianca di CLASSE 100 e la garanzia del miglior risultato, fanno di DM datarecovery l’azienda cui affidare il recupero dei tuoi dati.

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Il taccuino del CTU: 4 regole fondamentali per la stesura di una perizia

Forse il lettore non si troverà mai nel ruolo del consulente tecnico, ma abbiamo scelto di trattare questo argomento perchè riteniamo che la stesura della perizia sia la fase più importante nell’ambito di un’ indagine informatica. Inoltre, scrivere una perizia è un’attività che genera non pochi dubbi al consulente alle prime armi, in quanto si tratta di una pratica che si affina con l’esperienza, e per la quale non esistono linee guida condivise da seguire.
Ci si trova spesso ad affrontare un’analisi complessa di uno o più supporti di memorizzazione, la quale richiede estrema cura in ogni fase, dalla copia forense all’estrazione delle evidenze digitali. Ma cosa scrivere? Come scriverlo?
Una stesura poco chiara, incompleta, inadeguatamente impaginata può screditare in sede processuale un lavoro tecnicamente impeccabile.
In questo articolo ci proponiamo di introdurre l’argomento, e di definire alcune regole fondamentali a cui attenersi, sulle quali possiamo impostare e rendere solido e convincente il nostro elaborato.
– IMMEDESIMARSI NEL LETTORE.
Questa è una condizione fondamentale. Dobbiamo sempre tener presente che il nostro elaborato non verrà consultato da esperti informatici (escludendo volutamente in questa sede eventuali consulenti di parte). Il Giudice, il Pubblico Ministero, l’ Avvocato, sono figure che nella maggior parte dei casi non hanno conoscenze informatiche sufficienti ad interpretare i nostri risultati analitici. La relazione deve esplicitare in modo semplice e chiaro il lavoro svolto, con un linguaggio ed un metodo che non sia, per quanto possibile, troppo tecnico.
Se per qualche motivo siamo costretti ad utilizzare nomenclatura informatica specifica (data carving, file sharing,…), dobbiamo spiegare a cosa si riferisce nel modo più chiaro e sintetico possibile. Si possono utilizzare delle note informative a piè di pagina, oppure una spiegazione dettagliata nell’introduzione, nell’ambito della descrizione del materiale in reperto, dell’attrezzatura impiegata e del tipo di analisi condotta.
– NON DARE NULLA PER SCONTATO.
Non tutti sanno com’è fatto e come funziona un personal computer, cos’è una memoria di massa e come viene acquisita. E’ di fondamentale importanza disegnare uno scenario di indagine che non lasci nulla al caso. Oltre agli aspetti tecnici, è opportuno documentare le operazioni preliminari, l’eventuale modalità di estrazione “fisica” di uno o più hard disk da un computer o da un box esterno, la provenienza di tali supporti. Se stiamo ad esempio lavorando su due hard disk e siamo in grado di accertare che provengano da due macchine diverse, è buona norma esplicitarlo in modo chiaro. Tutto ciò che diamo per scontato o che lasciamo al caso può metterci in difficoltà in sede processuale, a prescindere dalle nostre competenze tecniche.
– FARE IN MODO CHE L’ELABORATO CARTACEO SIA SUFFICIENTE.
In ambito informatico, la tendenza è quella di estrarre le evidenze di reato recuperate e consegnarle tramite un supporto allegato all’elaborato cartaceo. E’ una buona abitudine, ma lo scritto non deve essere considerato come entità complementare al supporto informatico allegato. Il nostro lavoro dev’essere quello di consentire alle parti di lavorare esclusivamente sulla perizia. E’ importante quindi renderla completa, cercando di riportare i risultati all’interno del documento, nei limiti del possibile.
Se ad esempio abbiamo estratto un archivio fotografico, deve essere visibile su carta. Se l’archivio è consistente, stampiamone un sottoinsieme che riteniamo significativo.
Stesso discorso vale per qualsiasi altro formato. L’estrazione di un video può essere riportata stampando alcuni screenshot significativi, come di un file excel si possono riportare alcune righe e colonne esemplificative. Rimandando comunque alla consultazione delle evidenze in formato digitale, è importante riportare tutto su carta se possibile.
– NON IMPROVVISARE Nè DEDURRE: ATTENERSI RIGOROSAMENTE AL QUESITO.
Non è opportuno fare deduzioni, esprimere pareri o giudizi, a meno che non venga esplicitamente richiesto. Qualsiasi deduzione o conclusione, soprattutto se improvvisata in sede processuale, può ritorcersi contro di noi in presenza di un buon avvocato. E’ buona norma attenersi al quesito che ci è stato posto, il quale rappresenta il nostro unico riferimento per l’intero processo di indagine, dall’acquisizione preliminare dei supporti al dibattimento in aula. Dobbiamo fornire una risposta chiara, condizione che ci rende inattaccabili a prescindere dai risultati ottenuti.
Ci auguriamo di aver fornito, oltre ad un riferimento per il principiante, uno spunto di riflessione e discussione per tutti gli operatori del settore.
Buon Lavoro!