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Recupero Dati: la Diagnosi

gennaio 15, 2015

di Nicoletta De Valeri

Uno degli aspetti di maggior rilevanza e fondamentale per la riuscita del processo di recupero dati è la fase di diagnosi. Soltanto un corretto esame preliminare dell’Hard Disk (o qualunque altro supporto di memoria), infatti, permette di valutare con esattezza le reali possibilità di recupero dati. Nondimeno, è importante sottolineare che un intervento sbagliato potrebbe aggravare e compromettere l’intera operazione di recupero ed il salvataggio dei dati persi.

Il recupero dati è una pratica complessa e, nella maggior parte dei casi, non ripetibile. Al fine di conservare immutate le possibilità di recuperare i dati persi è importante evitare operazioni preliminari inopportune, come ad esempio aprire (o far aprire a chiunque non possieda le competenze adeguate e le strumentazioni necessarie) l’hard disk danneggiato.

Solamente personale altamente qualificato che disponga di strumenti e software all’avanguardia ed operi in una struttura fornita di un ambiente artificiale dotato di un sistema di filtraggio dell’aria atto ad assicurare la totale assenza di polveri (camera bianca), potrà garantire le più elevate probabilità di successo nel processo di recupero dati.

E’ dunque, innanzitutto, necessario determinare la causa dell’inaccessibilità ai dati conservati nel supporto di memoria e, quindi, definire la più adeguata strategia per recuperare i dati persi.

La rilevanza del processo diagnostico è insita nel termine stesso che, non a caso, è preso in prestito dall’ambito medico. Analogamente, infatti, a quanto accade in medicina ove una diagnosi non corretta può compromettere le condizioni del paziente, talvolta in maniera irreversibile, così nel recupero dati professionale operazioni preliminari (diagnosi) errate possono compromettere irrimediabilmente le possibilità di recupero.

L’inaccessibilità ai dati può derivare da molteplici cause: formattazioni involontarie, virus, sbalzi di tensione, guasti meccanici, urti, incendi, contatto con sostanze liquide, ecc.

Vista una tale varietà di cause possibili e la molteplicità di manifestazioni ad esse correlate, è facile comprendere come il processo di diagnosi, oltre ad essere il più importante, sia anche tra i più complessi nell’intero processo di recupero dati. Proprio come accade in medicina, infatti, l’insorgere di un problema è spesso correlato, direttamente o indirettamente, ad una vasta gamma di sintomatologie, spesso molto simili tra loro, ma aventi cause diverse. Così come avviene nella pratica della diagnosi differenziale medica, allo stesso modo, nell’ambito del recupero dati professionale, la capacità di individuare tra tanti sintomi quello indicativo della causa primaria del guasto si deve alla competenza ed all’esperienza dell’ingegnere cui viene affidato il supporto danneggiato.

Una diagnosi corretta condurrà, dunque, all’individuazione della causa del danno che ha portato all’inaccessibilità dei dati contenuti nel supporto di memoria.

Quando necessario l’hard disk viene aperto all’interno della camera bianca al fine di risolvere eventuali problemi elettromeccanici che impediscano l’accesso ai dati. Durante la diagnosi, dunque, potrebbe essere necessario sostituire alcune componenti del supporto al fine di ripristinare parzialmente le funzionalità del dispositivo, così da ottenere una stima oggettivamente attendibile dei dati realmente recuperabili. In questa fase della procedura, seppur ripristinate le funzionalità necessarie al completamento delle operazioni di diagnosi, il dispositivo rimane comunque non affidabile e deve, pertanto, essere considerato ancora danneggiato e non può essere riutilizzato.

Ultimata la fase di diagnosi, i nostri ingegneri compileranno una relazione tecnica circa la tipologia del guasto riscontrato, contenente una valutazione oggettiva e realistica delle probabilità di concludere con successo le operazioni di recupero dati, nonché una stima puntuale dei costi e dei tempi utili al completamento delle operazioni di recupero.

La procedura nel laboratorio DM datarecovery

All’accettazione in sede ogni dispositivo viene contrassegnato con un codice identificativo ed entra, dunque, nella coda di lavorazione seguendo l’ordine di arrivo. Secondo necessità è possibile, tuttavia, ottenere priorità richiendo una lavorazione in emergenza.

Il completamento delle operazioni di recupero sarà subordinato alla visione della relazione tecnica ed all’accettazione del preventivo di spesa. In caso di mancata accettazione, il supporto verrà riconsegnato gratuitamente.

DM datarecovery ha sviluppato protocolli di recupero dati adatti alla grande, media, piccola azienda, al professionista ed al privato. Grazie al servizio di ritiro del supporto con corriere, che DM mette a disposizione dei propri clienti, è possibile ridurre a 24 ore i tempi per la diagnosi preliminare eseguita gratuitamente e non impegnativa.

Inoltre, usufruendo dell’opzione standard, che prevede tempi di lavorazione più lunghi e flessibili, è possibile beneficiare della professionalità degli ingegneri DM a costi ridotti, pur mantenendo l’elevato livello di qualità che rende DM datarecovery azienda leader nel settore garantita dal 96% di successi.

L’intero processo di lavorazione avviene all’interno del nostro laboratorio. I dati dei nostri clienti (sia anagrafici sia i dati contenuti nei supporti oggetto del recupero) sono tutelati secondo la normativa vigente art.13 G.Lgs.196/2003. Inoltre, i dati recuperati e restituiti al cliente, vengono rimossi definitavamente dai nostri archivi entro 15 giorni dalla consegna.

Per ulteriori approfondimenti, consulta la pagina dedicata alla procedura di recupero dati.

Per consigli, suggerimenti, indicazioni su come inviarci il tuo supporto danneggiato, puoi utilizzare la nostra live chat (ove troverai un ingegnere pronto a risponderti 24 h al giorno), oppure puoi compilare il form dei contatti presente sul nostro sito web, o, se preferisci, puoi contattarmi all’indirizzo info@dmdatarecovery.it

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  1. La camera bianca | Blog | DM Data Recovery

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